Com'è nato il premio “Cavallini”

Maurizio Salvador*

SalvadorSgarbi2Il Premio Cavallini, istituito da Vittorio Sgarbi nel 1996 a Barcis, in ricordo di suo zio, Bruno Cavallini, e giunto alla XXII edizione sarà consegnato sabato 27 ottobre alle 20,30 al Convento di San Francesco a Pordenone, a Michele Ainis, Ermanno Cavazzoni, Piera Degli Esposti e Morgan. L’iniziativa è organizzata con il patrocinio della Regione Friuli Venezia Giulia, dei Comuni di Pordenone e di Barcis e della Pro Barcis.Dallo scorso anno il premio non è più intitolato al solo Bruno Cavallini, zio di Vittorio ed Elisabetta Sgarbi, ma ai fratelli Bruno, Romana e Rina Cavallini, quest’ultima madre di Vittorio ed Elisabetta, tre personalità molto diverse, ma tutte accomunate da una speciale sensibilità artistica e da un altrettanto speciale forza di carattere.

Ma come è nato il Premio Cavallini? Direi quasi per scherzo. E perché a Barcis, in Valcellina provincia diPordenone così lontana da Codifiume dove Bruno Cavallini nacque il 26 maggio 1920, così diversa da Ferrara dovefu docente di storia dell’arte, poi di italiano e latino nel Liceo Classico “Ariosto”, così piccola rispetto a Milano dove fu preside in diversi Licei e dove morì il 1° aprile 1984?Il Premio Cavallini nasce all’interno del Premio Letterario “Giuseppe Malattia della Vallata” istituito nel 1988 per celebrare ed onorare la sua figura di poeta, sensibile cantore, cultore e studioso dei valori tradizionali, delle memorie e della storia della nostra terra. Giuseppe Malattia nasce nel 1875 a Barcis in Pian della Vallata. Oltre che poeta, bibliofilo e studioso della storia della Valcellina e della parlata di Barcis fu impegnato in prima persona nella vita pubblica. Morì a Venezia il 7 dicembre 1948. Il Premio Malattia, giunto alla XXXI edizione, negli anni è via via cresciuto. Istituito per ricordare questo figlio della Valcellina e di Barcis è riuscito a farsi conoscere a livello nazionale con ottimi risultati.

Nella primavera del 1996 da Sindaco di Barcis ebbi la fortuna di incontrare Vittorio Sgarbi che salì in Valcellina. In quell’occasione gli feci omaggio di alcune pubblicazioni che avevamo realizzato nell’ambito del Premio Malattia e insieme gli consegnai il regolamento e la composizione della giuria del “nostro” Premio letterario.

Sgarbi notò subito la presenza all’interno della giuria del professor Antonio Piromalli di cui, successivamente, il 14 luglio 2002, in occasione della sua partecipazione alla cerimonia di premiazione della XV edizione del Premio Malattia descrisse i legami con la propria famiglia: “Piromalli frequentava la nostra casa, quando essa era un cenacolo, assolutamente sotterraneo, in cui mio zio teneva banco con un’autorità che derivava dal suo carattere e dalla forza del suo pensiero, ma anche dalle sue passioni. Tanto che devo molto a quei giorni…”. Nel ’96, in occasione della sua prima partecipazione al Premio, Sgarbi affermava: “…non c’è un premio più lontano dalla mia formazione, dalla mia cultura di questo, perché io ho una cultura potentemente antidialettale. Ciò dipende anche, credo, dalla influenza di Piromalli sulla mia famiglia. Piromalli è stato vicino ai miei genitori, a mia madre in particolare e a mio zio, quando insegnava a Ferrara, e si è creata nella mia famiglia una piccola religione, un singolare culto, il mito della letteratura. Mio zio era letterato, mio padre leggeva i poeti e mia zia, la sorella di mia madre, ha fatto un’edizione interfogliata, come dicono gli specialisti, del Pinocchio di Collodi correggendo la lingua di Collodi, non abbastanza pura per lei, per cui mi trovavo da ragazzo con mia madre, mio padre e mia zia che mi impedivano di parlare il dialetto, perché io parlassi un italiano puro”.

Ecco allora che, scoprendo nella giuria del Premio Malattia la presenza di un amico della sua famiglia come eraAntonio Piromalli, si impegnò a ritornare e ciò avvenne il 4 agosto del 1996.

In quell’occasione e nel suo intervento durante la premiazione pronunciò delle parole che furono la pietramiliare del Premio Cavallini.

“Quando il nostro Sindaco ha pensato di fare un premio per onorare la memoria di un grande concittadino,evidentemente ha pensato anche a chi poteva esserne il nume tutelare, e scegliendo un calabrese così sensibilealla cultura letteraria nazionale, ha creato questo straniamento, mettendo un calabrese di fronte a un uomoche ha avuto gran parte della sua esperienza a Barcis, quale è stato Giuseppe Malattia della Vallata. Questo è un segnale di profonda civiltà che va rimarcato, e io sono venuto a Barcis apposta anche per sottolineare questo singolare connubio che ritrova qui a Barcis l’Italia unita e non divisa. Per questo, come segno di stima, avevo proposto, e credo si potrà fare per la prossima edizione del premio, di dare anche un mio contributo personale a questa idea e cioè che io possa indicare, ogni anno, uno tra i grandi poeti italiani, di lingua italiana, il quale venga a Barcis per un dialogo con la civiltà locale espressa dai poeti dialettali segnalati dalla giuria”.

Così è nato il Premio Cavallini; da queste semplici parole di Vittorio Sgarbi ha preso forma questo premio inmemoria dello zio che negli anni ha contribuito a dare lustro alla nostra valle.

Il premio è stato assegnato nel 1997 a Gaio Fratini, nel 1998 alla Rivista Panta, nel 1999 a Younis Tawfik conpremio speciale a Egi Volterrani, nel 2000 a Franco Loi, nel 2001 a Alain Elkann, nel 2002 a Franco Marcoaldi,nel 2003 a Gian Antonio Cibotto, nel 2004 a Edoardo Nesi, nel 2005 a Diego Marani, nel 2006 a Pino Roveredo,nel 2007, anno in cui il premio si è sdoppiato, a Alexandre Jardin e Giovanni Reale, nel 2008 a Lucio Dalla, Marco Alemanno e Matteo Collura, nel 2009 a Mauro Corona e Pierluigi Panza, nel 2010 a Claudio Magris e FolcoQuilici, nel 2011 a Roberto Vecchioni e Alessandro Spina, nel 2012 alla cantante Alice e a Maurizio Di Giovanni, nel 2013 a Boris Pahor, Pierluigi Cappello, Tommaso Cerno e Eleonora Cavallini, nel 2014 a Nuccio Ordine e Raffaele La Capria, nel 2015 a Jean-Louis Georgelin, Marc Fumaroli e Ramin Bahrami, nel 2016 a Oscar Farinetti, Paolo Portoghesi e Giuseppe Sgarbi e, lo scorso anno, a Luciano Canfora, Furio Colombo, Gilles Pécout, Umberto Piersanti e Italo Zannier.

Un appuntamento da non perdere, per scoprire ancor una volta quanto nasca di valido e qualificato culturalmente nel territorio della provincia di Pordenone.

Devo ringraziare la famiglia Sgarbi che dal ’97 ad oggi ha sempre partecipato in maniera entusiasta a quest’iniziativa nata per ricordare Bruno Cavallini, uomo dalla straordinaria sensibilità umana e artistica e da quest’anno intitolata ai fratelli Bruno, Romana e Rina Cavallini.

Nel 2004 Lubrina Editore ha pubblicato di Bruno Cavallini Includo due o tre viole che ho raccolto oggi durante la marcia, Lettera di un militare, mentre il Comune di Barcis ha dato alle stampe l’Antologia 1997-2003 del Premio “Bruno Cavallini”, a cura di Maurizio Salvador e Aldo Colonnello dal titolo Davanti a un lago di stelle dipinte.

Nel 1998, il 19 luglio, il Comune di Barcis ha conferito la cittadinanza onoraria a Vittorio Sgarbi, volendo con questo atto premiare, attraverso lui, una famiglia che ha fatto e fa della cultura un veicolo di fratellanza e un’occasione per rafforzare vincoli di amicizia autentica.

Nel 2004 Antonio Piromalli è mancato improvvisamente; i Premi “Malattia” e “Cavallini” hanno perso un amico il cui addio ci ha resi “più poveri e più soli”.

Il 2 febbraio 2008 ci ha lasciato anche Romana Cavallini, sorella di Bruno e Rina, donna dal carattere “impetuoso” e fuori da ogni convenzione, di cui Lubrina Editori ha pubblicato, nella collana Poesie, E venne una donna angelica, a cura di Elisabetta Sgarbi e Ornella Bramani.

Il 3 novembre del 2015 è mancata Rina Cavallini Sgarbi, mamma di Vittorio e di Elisabetta. Donna di grande intelligenza, elegante e ironica. Persona d’altri tempi per preparazione culturale e temperamento, Rina sapeva però essere anche molto dolce. Con la sua amabilità, il suo affetto e la costante presenza ci ha accompagnato e sostenuto, insieme al caro marito Giuseppe, lungo tutta la storia del Premio e di questo le saremo sempre immensamente grati.

Nino Sgarbi si è trasferito altrove il 23 gennaio 2018, a 97 anni, poco più di due anni dopo la sua Rina. “Uno scrittore e un uomo autorevole” – ha scritto di lui Claudio Magris – che con “una prosa classica e affascinante, piana e percorsa da echi e risonanze, come ogni classicità”, “coglie in pochi tratti i lineamenti e l’anima delle persone” e “offre ritratti straordinariamente intensi”: “sarebbe bello potergli assomigliare, almeno un pochino”.


(*) già sindaco di Barcis e
presidente del Comitato organizzatore
dei Premi letterari “Giuseppe Malattia della Vallata"
e “Bruno Cavallini”