Bruno Cavallini

CavalliniPremiatoBruno Cavallini nacque a Santa Maria di Codifiume, nel comune di Argenta (Ferrara), il 26 maggio 1920. Si laureò in Lettere Classiche alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna. Fu docente di storia dell’arte, poi di italiano e latino nel Liceo Classico “Ariosto” di Ferrara e preside dei Licei “Settimo Scientifico” e dei classici “Omero” e “Beccaria” di Milano, dove lavorò fino al giorno precedente la sua morte, avvenuta domenica 1° aprile 1984.

Aveva compiuto ottimi studi letterari a Bologna e aveva consapevolezza culturale delle radici storiche romane del territorio in cui era nato (che era la Romagna tra ferrarese e ravennate).

Fece parte, nel secondo dopoguerra, del sodalizio di giovani professori che, dopo il fascismo, contribuirono a caratterizzare la cultura a Ferrara (Antonio Rinaldi, Claudio Varese, Mario Pinna, Franco Giovanelli, Luigi Panarese, Pasquale Modestino, Giorgio Bassani, Agostino Buda, Antonio Piromalli, Riccardo Marchesi, Tullio Savino, Massimo Aloisi, Mario Roffi e tanti altri).

Bruno Cavallini ebbe straordinaria sensibilità umana e artistica, una nota personalissima di fierezza e di malinconia nella partecipazione ai problemi della cultura (del rapporto con la società, dell’autonomia e della specificità dell’arte). La sua conversazione culturale era fervidissima, impegnata, volta alla ricerca delle radici e dell’autenticità dell’uomo. Classicità e modernità, cristianesimo e socialità erano da lui vissuti problematicamente.

A Ferrara Cavallini era, con i suoi, proprietario della casa del canonico Brunoro Ariosti in cui gran parte della sua vita trascorse Ludovico Ariosto il quale in quella casa scrisse le satire, le commedie, le prime due edizioni del “Furioso”.

Tale fatto esaltava l’amore di Cavallini per la tradizione alta e magnanima della letteratura dalla quale egli attinse “umori e passioni”, come ha scritto Vittorio Sgarbi, che lo guidarono nella vita e determinarono in lui la ricerca di certezze anche mettendo in gioco estro e fantasia. Taluni suoi versi negli ultimi anni esprimono la semplificazione interiore alla quale era pervenuto, compreso il distacco dagli uomini retorici che si credono investiti di una missione. Era sempre in lui il predominio dell’autenticità.

 

Bruno Cavallini, uno zio segreto
di Elisabetta Sgarbi

Un periodo lieto e felice
di Giuseppe Sgarbi

Le lettere di un militare che era mio zio di Vittorio Sgarbi

Malinconia e fierezza di Bruno Cavallini di Antonio Piromalli